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Lettera inviata ai Presidenti delle altre Sezioni dell’Associazione Europea dei Ferrovieri.


Se ti ritrovi in questo progetto, oppure lo ritieni non perseguibile e ne vuoi suggerire un altro, inviaci un e-mail e facci conoscere il tuo parere.



Cari amici,

in una recente conversazione con il Segretario Generale della Sezione Italiana, Vito Visconti, abbiamo convenuto che è giunto il momento di rendere visibile e non più procrastinabile l'intervento della nostra Associazione presso la Comunità Europea, e presso i singoli Stati, a difesa del trasporto ferroviario sia merci che passeggeri. Abbiamo anche convenuto di coinvolgere gli amici della Sezione Spagnola nell’elaborazione di un documento da presentare nel prossimo Bureau Europeo, che si terrà a Riga a maggio di quest'anno, per la sua approvazione ed il successivo inoltro alla Commissione Europea. Siamo sicuri che il nostro documento rispecchierà in pieno le nostre vedute "umanistiche" sul trasporto ferroviario europeo e per questo motivo ci auspichiamo un favorevole accoglimento di questa proposta che mira ad innalzare il livello "a volte poco professionale" della nostra Associazione. Non vi nascondo che, in qualche caso, lo sconforto sulla "pochezza" degli argomenti ferroviari, che sono discussi nell'ambito del Bureau Esecutivo, sembra volerci allontanare dal partecipare a quei lavori ma, la fortuna d’avere come compagni di viaggio, anche delle persone straordinarie ed interessate agli argomenti ferroviari, ci sprona ad andare avanti prevedendo un futuro Associativo molto diverso da quello attuale. Infatti, sarebbe un bene se riuscissimo a spostare l'asse organizzativo da un livello qualitativamente mediocre, rispetto ai problemi ferroviari, ad un livello qualitativo medio alto. In particolare mi riferisco anche ai problemi delle ferrovie dei Paesi dell'Est, che si preparano o che sono già entrati nella famiglia Europea, con cui dovremmo instaurare rapporti improntati allo scambio delle esperienze e delle professionalità piuttosto che contestarne il pagamento delle quote sociali e prevederne l'allontanamento per quei Paesi che non sono in regola. Non c'è dubbio che la situazione in cui versano quei Paesi e la susseguente perdita di interesse verso quel valore "sociale" che rappresentava il trasporto ferroviario, vede fortemente penalizzati i nostri colleghi a cui noi non sappiamo che regalare solo pochi attimi di "gite turistiche" mentre non riusciamo ad essere propositivi verso di loro per evitare che facciano la stessa fine che hanno già fatto le ferrovie inglesi o si apprestano a fare altre ferrovie nazionali. Io non so nei vostri Paesi ma, vi assicuro, che anche in Italia stiamo attraversando una grossissima crisi,  all’interno della nostra società ferroviaria. Viene disconosciuto il valore "sociale" e viene fatto apparire il solo "costo economico" peraltro affibbiato alla classe dei lavoratori e non a quella dell’inefficienza politica e manageriale. Non occorrono, sapienti, uomini matematici per rappresentare un alto costo per un sistema di trasporto che, almeno in Italia, è molto ramificato e collega ogni piccolo centro con i relativi capoluoghi. Occorrerebbe invece saper calcolare gli alti guadagni che un simile modo di trasportare porta, seppure indirettamente, nelle casse dei vari Stati. Pochissimo inquinamento, pochissimi incidenti, pochi morti e feriti, bassissimo impatto ambientale rispetto al territorio, eliminazione di costi elevati per coloro che non hanno l’auto e per chi non la vuole possedere, possibilità di arrivare nel centro delle città con le merci senza inquinarne l'aria con i Tir ed altri casi di benefici "dall'apparenza occulta" sulla conduzione della vita dei cittadini. La Commissione Europea ha deliberato miliardi di Euro di spesa per rendere moderna l'infrastruttura ma le Società Ferroviarie dello Stato stanno chiudendo perché ritengono che i costi non siano più sopportabili. Ci troveremo fra qualche anno con opere modernissime ma con pochissime Società che abbiano la forza di saperle sfruttare. Che cosa possiamo fare noi per evitare tutto questo? Che cosa possiamo fare per aiutare i colleghi delle Ferrovie dell'Est che si stanno affacciando a queste problematiche? Sicuramente, come Associazione Europea, dobbiamo fare qualcosa e noi tutti abbiamo l’obbligo di passare all'elaborazione comune di questo documento. Cosa ne pensereste di un documento, elaborato da noi e dalla Spagna (ma con la possibilità di integrazione e di partecipazione di qualsiasi Paese), che venga portato alla discussione ed all'approvazione del prossimo Bureau Esecutivo e che da questo venga inviato alla Comunità Europea affinché si progetti una Grande Società Ferroviaria Europea che nasce dall'unione in cooperazione di tutte le Ferrovie Statali dei 25 Paesi della futura Comunità Europea? Nulla può vietare che nascano ed utilizzino le infrastrutture anche Società Private, nelle more di un liberismo che può stimolare la qualità dei servizi, ma, con la creazione di una Grande Società di Trasporti Ferroviari Europei, ci sarebbe sicuramente la salvaguardia del trasporto ferroviario e la possibilità di creare una grandissima famiglia di lavoratori del settore ferroviario che avrebbero le medesime salvaguardie a prescindere dal modo di pensarla del singolo Stato. Forse è un'idea troppo "spinta" ma, pensando ad analoghe iniziative attuate dalla Comunità Europea, come ad esempio la creazione di un Corpo Militare Europeo per la difesa del territorio, credo sia possibile creare la Società del Trasporto Ferroviario Europeo, per la protezione dell'ambiente e la salvaguardia della salute dei cittadini Europei. Se siete d'accordo con la proposta della Sezione Italiana inizieremo a lavorare nella preparazione di questo documento, in collaborazione con la Sezione Spagnola ma in attesa che arrivino disponibilità da parte di altri amici di altre Sezioni, presenteremo il progetto alla Dirigenza Europea dell'AEC al prossimo Bureau Europeo, lo discuteremo insieme, e se il caso, lo approveremo e lo invieremo ai Singoli Stati ed alla Comunità Europea. Spero di sentire, quanto prima, i vostri pareri circa lo sviluppo di questo documento e vi saluto caramente a nome mio personale, a nome del Segretario Generale Vito Visconti e di tutti i Soci della Sezione Italiana.

Con stima e fiducia, 

Francesco Tufano - Presidente Sezione Italiana

 
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