Memorandia

Ricordi e sensazioni di una vecchia ferrovia - di ZELIANI Franco
 

Cari amici, cari colleghi

Oggi essere qui con voi mi dona una grande gioia. La vostra presenza mi riempie il cuore di ricordi, belli e anche brutti, che il tempo non è riuscito a cancellare. Ed ora li ricordo tutti. Fare il Macchinista, allora, era un'altra cosa. La macchina era per noi una seconda casa. La si curava, la si puliva, la si aggiustava. Qualcuno la abbelliva, addirittura, con vasi di piante o fiori, tanto da far ingelosire il proprio amore. E come una seconda sposa, nelle notti stellate ci si mangiava o ci si dormiva, assieme, nelle riserve presenziate. E le macchine a vapore? Qualcuno di noi riconosceva la propria macchina dall'odore dell'olio caldo che trasudava, come cavallo che butta schiuma dopo una lunga corsa trafelata. La polvere, il fumo si mescolavano con il vapore, appiccicandosi sulla pelle. E quando aprivi il boccaporto della fornace, i fuoco ti accecava. Ti riscaldava d'inverno e ti arrostiva d'estate. Nelle sere invernali, con la nebbia e il fumo, che non auguro a nessuno, era ogni volta un'avventura non senza paura. Ma poi, con le macchine elettriche, come era bello viaggiare in primavera o nelle prime ore del mattino verso Domodossola, costeggiando il Lago Maggiore e vedere tutte le stazioni piene di fiori come Stresa, Baveno, Verbania. E che dire verso Genova o verso Firenze? Respirare l'aria fresca delle gallerie prima di immergersi nelle stupende colline disseminate di casetta e campanili, tanto da ricordarti i presepi che si facevano da bambini. Ma il ricordo più bello è che ogni giorno passato con i colleghi era un giorno passato tra amici. Ogni viaggio era una gita. E le giornate trascorse a Venezia hanno tracciato una storia nel nostro passato. L'odore salmastro che vi era per le "calli", la moltitudine di turisti stranieri, le scorpacciate di pesce fritto che ci faceva "annegare" in un  numero impreciso di "ombre" di raboso. Altri bei ricordi, sono stati, quando con gli ETR si andava a Trieste passando sul Piave e sul Tagliamento perché, in un momento, mi sentivo, ogni qualvolta, qualcosa che mi si muoveva dentro e mi rendeva contento di essere un Italiano presente lì, in quel momento. Forse, oggi, i giovani che hanno preso il nostro posto, non hanno più la possibilità di provare tutte queste cose. Di assaporare ricordi come questi. Ed è un vero peccato! Per tutto ciò, ora, un grazie speciale lo voglio dedicare al mio Angelo Custode. Ti ringrazio, Angelo mio, di aver protetto la mia casa, mia moglie, i miei figli e tutti i miei cari mentre, io assente, correvo sui binari. Grazie di tutto cuore, Angelo mio. Io ti pregherò ancora, perché tu protegga ogni collega che in te spera ad ogni calar della sera.
 

ZELIANI Franco